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aggiornato al 27.07.2010

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Torre Flavia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tratto dalla pubblicazione “Torre Flavia” del Gruppo Archeologico del Territorio Cerite e Comune di Ladispoli
 
inserito il 27/08/2010
Torre Flavia venne costruita nella seconda metà del XVI secolo in un tratto dell’antico litorale ceretano frequentato fin dalla preistoria e in epoca etrusca e romana.
Le grandi trasformazioni subite dalla costa nel corso dei millenni, in particolare per quanto riguarda l’ingressione marina, rendono difficile una puntuale ricostruzione del paesaggio litoraneo. Infatti, per le fasi di epoca etrusca e romana, e ancora di più rispetto all’epoca preistorica, il sollevamento del mare ha comportato la sommersione di ampi tratti di costa con la conseguente distruzione dei resti antichi esistenti.
E’ con la fase di epoca romana che fu costruita una grande villa marittima esattamente nel luogo che in seguito sarà occupato dalla torre rinascimentale.
Nei primi decenni del Novecento i resti della villa, di notevole estensione, risultavano ancora ben visibili sulla battigia già in fase di erosione da parte del mare. Si riconosce la presenza di alcuni lunghi muri in opera reticolata di calcare, tra loro paralleli alla distanza di qualche metro, orientati nord-est / sud-ovest tra la terraferma e il mare. E’ probabile che si trattasse di corridoi voltati a botte, destinati a svolgere funzioni di passaggio, magazzini-cisterne di sostruzione per le strutture soprastanti. Vecchie foto e cartoline che riprendono Torre Flavia permettono di vedere le murature in opus reticolatum, con cubilia in calcare di circa 10 cm di lato, ancora conservate in alzato fino agli anni Cinquanta. L’erosione nel corso dei decenni successivi ha completamente distrutto i resti antichi sommergendo l’area stessa in cui si trovavano subito a sud della Torre. L’analisi delle fotografie aeree rivela, infine, l’esistenza di una rete di antiche canalizzazioni, ampi bacini sottostanti quelli delle bonifiche di epoca moderna e i resti sommersi di una struttura a pianta rettangolare.
La documentazione di archivio consente di collocare la costruzione della torre nella seconda metà del XVI secolo, forse prima del 1563, nell’ambito del vasto piano di riorganizzazione della difesa del litorale dello Stato Pontificio voluta dai Papi Pio IV e Pio V per assicurare alla Chiesa il puntuale controllo delle spiagge e dei territori costieri. In particolare a Papa Pio V spetta il merito di aver emanato la Costitutio de aedificandis turribus in oris maritimis, il 9 maggio 1567, con la quale il Pontefice incaricò il Console Martino De Ayala di organizzare un organico sistema difensivo lungo le coste imperniato su una serie di fortificazioni collegate tra loro. L’esigenza di dotare il litorale pontificio di una linea di fortificazioni nasceva dalla grande paura di un’imminente invasione turca che si aspettava dal mare in conseguenza diretta della disastrosa disfatta subita a Gerba nel 1560 dalle forze cristiane.
Torre Flavia fu, quindi, una delle 61 torri di controllo, molte della quali furono edificate in breve tempo ex novo, lungo la costa tirrenica, tra Terracina e Porto Ercole, poste a distanze quasi regolari e molto ravvicinate tra loro. Un efficiente sistema di sorveglianza capace di segnalare in meno di un’ora a Roma ed alle popolazioni costiere qualsiasi problema o minaccia incombente come un eventuale sbarco di pirati o il passaggio di imbarcazioni nemiche. I messaggi potevano essere trasmessi di torre in torre, di giorno come di notte, tramite segnali ottici che erano realizzati con il fuoco e il fumo delle fornacelle poste sulla sommità o anche per mezzo di segnali sonori emessi dalle apposite campane. Non è escluso che di giorno potessero essere utilizzati anche altri sistemi tra i quali quello degli specchi, delle salve di cannone o dell’invio di una semplice staffetta a cavallo.
In verità, è molto probabile che la costruzione della torre sia stata avviata durante il pontificato di Papa Pio IV, nella seconda metà del Cinquecento, forse tra il 1560 e il 1563, come opera delegata alla cura del nobile Flavio Orsini dal quale prende il nome.
La prima vera descrizione della torre risale all’anno 1603 quando il Capitano Curzio Gallacci, Bombardiero di Castel S. Angelo, la visitò insieme a molte altre fortezze del litorale all’epoca di Papa Clemente VIII.
Nel suo rapporto al Cardinale Aldobrandini, Commissario della Reverenda Camera Apostolica, la ricorda come una torre molto forte e bella appena restaurata, sita accanto al mare. Sulla sommità erano state realizzate quattro guardiole provviste di porte in corrispondenza degli angoli.
Verso la fine del XVII secolo, Torre Flavia torna ad essere ancora citata in un importante documento datato 21 marzo del 1693: si tratta dell’atto di vendita del Castello e della Tenuta di Palo che Flavio e Lelio Orsini cedono al Principe Livio Odescalchi per il prezzo convenuto di 120.000 scudi.
Il 22 marzo del 1781, circa cento anni dopo l’acquisto da parte degli Odescalchi, Torre Flavia torna ad essere ricordata a causa di una richiesta che il Duca di Bracciano Livio I rivolge alla Reverenda Camera Apostolica per ottenere il trasferimento nella torre dell’intera guarnigione dalla fortezza di Palo che vorrebbe usare solo come residenza. Al Duca spettava l’amministrazione del fortilizio e la scelta dei custodi. Nella richiesta si sostiene che Torre Flavia è molto vicina a Palo e che è ben conservata pur avendo bisogno di alcuni restauri per una spesa preventivata di circa 300 o 400 scudi. Il Duca non riesce nell’impresa, si impegna ad affrontare le spese della riparazione della torre ma la risposta è comunque negativa. La Camera Apostolica decise che era necessario mantenere ambedue le guarnigioni anche se quella di Torre Flavia poteva essere ridotta al minimo proprio per la vicinanza della fortezza di Palo.
I rilievi allegati agli atti per la prima volta consentono di conoscere la pianta e il prospetto della struttura così come appariva negli ultimi decenni del XVIII secolo.
In modo molto simile la torre è rappresentata in un altro documento quasi contemporaneo al precedente denominato “Notiziario sulle torri e fortezze del litorale ecclesiastico” dove compare anche una scala esterna, disegnata sul prospetto, che conduce dal piano di campagna alla porta della torre.
La Torre fu utilizzata come difesa costiera almeno fino agli inizi del XIX secolo.
Il primo gennaio del 1807 in un registro contenente l’inventario “Di tutti li generi esistenti in tutti li porti del litorale di ponente” esiste un prospetto riassuntivo degli arredi e delle artiglierie in dotazione alle torri della zona costiera a nord di Roma: tra esse Torre Flavia risulta armata di “cannoni di ferro di calibro 12, 112 palle di ferro, tre fucili a baionetta ed altra artiglieria” Ancora il 1 gennaio del 1846 una relazione della Sottodirezione del Genio Militare di Civitavecchia descrive minutamente in 24 pagine la parte esterna dell’edificio della torre e la parte interna.
Nel XIX secolo, prima sporadicamente e poi in modo sistematico, le torri di guardia costiere vennero utilizzate anche per l’effettuazione di servizi speciali come ad esempio la vigilanza sanitaria. I presidi della “Sanità Marittima” della “Congregazione Speciale di Sanità” con sedi nelle Capitanerie di Porto, venivano a formare un cordone di sicurezza efficace nei tanti periodi di emergenza dovuti allo sviluppo di malattie contagiose. in questi casi il personale addetto veniva potenziato nel numero per assicurare un migliore pattugliamento a cavallo.
La presenza a Torre Flavia del Deputato di Sanità conferma l’esistenza nel fortilizio di un apposito ufficio preposto al presidio e al controllo sanitario del territorio.
Nella seconda metà dell’Ottocento le torri costiere del Lazio furono quasi ovunque mute testimoni del tramonto dello Stato Pontificio. Dopo l’Unità d’Italia quelle meglio conservate furono utilizzate per alcuni anni come postazioni per la Guardia di Finanza, in seguito molte furono abbandonate e trasformate in abitazioni, o improvvisati rifugi per pastori e pescatori.

Durante l’ultima Guerra Mondiale, nel 1943, la torre, rimasta in piedi per secoli, viene cannoneggiata dalle artiglierie tedesche che sparando dalle colline di Cerveteri ne demoliscono quasi del tutto i due piani superiori. La distruzione viene decisa nell’ambito delle operazioni di bonifica delle emergenze presenti sulla costa potenzialmente utilizzabili dai ricognitori alleati come punti di riferimento per la preparazione di un eventuale temuto sbarco tra Ladispoli e Santa Severa.
La mole della torre, inoltre, poteva costituire una piccola ma significativa schermatura alla totale visibilità della spiaggia necessaria alle batterie di cannoni poste nell’entroterra.
Tra gli anni Cinquanta e Settanta la forte ingressione marina si accentua, scava e sommerge un ampio tratto di arenile lasciando per lungo tempo i resti della torre isolati in mezzo al mare, alla distanza di circa 80 metri dalla spiaggia. La violenza delle mareggiate determina l’ulteriore crollo di molte parti della struttura, il cedimento delle fondazioni con la conseguente pericolosa apertura ed inclinazione delle pareti.
Solo alla fine degli anni settanta furono messe in opera le prime barriere di protezione e poi ai giorni nostri il rudere di Torre Flavia è stato nuovamente collegato alla terraferma tramite la costruzione di un cordone artificiale di scogli e sabbia e la creazione di una massicciata di grandi blocchi di pietra gettata a baluardo, intorno alle murature, sui lati rivolti al mare.
Il 13 ottobre 2002 si svolge sulla spiaggia la prima grande manifestazione per la salvaguardia dei resti della torre indetta dal Comitato di Associazioni promosso dal Gruppo Archeologico del Territorio Cerite. Tanti cittadini, amministratori e uomini di cultura chiedono che si intervenga per salvare e valorizzare quello che resta del monumento simbolo di Ladispoli.

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