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Proseguono
da alcuni mesi gli
scavi nel Castello
di Santa Severa nell'area
del porto dell'antica
Pyrgi interessata
dai lavori di restauro.
L'indagine stratigrafica
sta riportando in
luce una complessa
stratigrafia comprendente
diverse fasi di vita
di epoca medievale
sovrapposte su quelle
di epoca romana imperiale.
Lo scavo sta rivelando
un mondo che era stato
rimosso dalla memoria
collettiva ed era
rimasto sepolto per
secoli sotto i pavimenti
dei fabbricati che
si affacciano sul
porto canale.
L'area interessata
dalla ricerca è
situata all'interno
della vecchia Casa
del Nostromo tra il
mare e la piazza sulla
quale svetta la Torre
Saracena. Alla luce
delle ultime analisi
si sta delineando
un quadro storico-archeologico
molto lungo e complesso
che dall'epoca romana
giunge fino ad oggi
senza soluzione di
continuità.
Allo stato attuale
dei lavori stanno
emergendo i resti
di importanti edifici
di epoca romana tardo
repubblicana e primo
imperiale, frequentati
fino in epoca tardo
antica, riccamente
decorati con pavimenti
in mosaico, rivestimenti
di marmo e affreschi
alle pareti. Di particolare
interesse la scoperta
di uno strato di crollo
di intonaci dipinti
ancora in posizione
di caduta sul pavimento
musivo e diverse murature
di notevole spessore
in opus reticolatum
e latericium. La scoperta
di tali edifici di
epoca romana affacciati
sul canale portuale
esclude a priori la
supposta esistenza
di un'antica darsena
ipotizzata da vari
studiosi proprio in
coincidenza con l'area
della rocca castellana.
In epoca romana tra
le mura poligonali
e il porto sembra
esistere una fascia
di terreno costruita,
probabilmente destinata
alle infrastrutture
portuali, agli horrea
(magazzini) ed agli
uffici logistici e
di presidio.
Di grande interesse
il rinvenimento di
ceramica sigillata
africana databile
nel N-V secolo d.C.
che documenta la frequentazione
degli edifici fino
in epoca tardo antica.
A1 VI secolo, all'epoca
delle Guerre Greco-Gotiche
potrebbero invece
appartenere altri
frammenti di vasellame
decorato con motivi
bizantini. Infine,
almeno un frammento
di ceramica di tipo
pannonico sembra attestare
la presenza di prodotti
attribuibili alle
genti longobarde scese
in Italia nella primavera
del 568 d.C.
In sintesi, la continuità
di vita nell'area
del porto di Pyrgi
tra l'epoca romana
e l'alto medioevo,
già a suo tempo
ipotizzata, trova
ora, finalmente, una
diretta conferma archeologica.
Sui resti degli edifici
romani si insedia
nel medioevo, forse
tra il X e il XIII
secolo, un vasto cimitero
con sepolture in terra
e in casse costruite
in lastre di tufo
proveniente dalla
demolizione delle
strutture etrusche
e romane. Lo scavo
ha messo in luce ad
oggi circa 100 sepolture
attribuibili a persone
di diverse età,
maschi e femmine.
Gli scheletri, molto
ben conservati, rivelano
la presenza di infanti,
ragazzi, adulti e
anziani: di fatto
un cimitero pertinente
agli abitanti del
castello medievale
nella fase in cui
appartenne alle famiglie
nobili romane dei
Tiniosi e dei Bonaventura
Venturini, prima che
passasse in proprietà
all'Arciospedale del
Santo Spirito. La
scoperta di questa
vasta area cimiteriale
lascia ovviamente
presumere l'esistenza
di un edificio di
culto nell'area circostante
non ancora esplorata.
L'ipotesi di lavoro
è che possa
trattarsi dell'originaria
chiesa dedicata alla
martíre Severa,
secondo la tradizione
flagellata a Pyrgi
nel 298 d.C. Fin dal
IX secolo i documenti
ricordano il culto
della martire e quindi
l'esistenza di una
chiesa a lei dedicata.
Lo studio della stratigrafia
archeologica racconta,
quindi, che il camposanto,
aperto sul mare all'interno
delle mura, viene
abbandonato intorno
al XIV secolo e sulle
tombe ormai dimenticate
viene costruito un
lungo edificio rettangolare
suddiviso in varie
stanze, ognuna provvista
di ingresso con soglia
in pietra. Il nuovo
fabbricato, con pavimenti
in calce, affacciato
quasi sul mare, è
probabile che avesse
una destinazione a
magazzi no per le
derrate in transito
nel porto ancora molto
fiorente. A questa
fase appartiene forse
la stretta scala che
dagli ambienti magazzino
scende per diversi
metri verso le banchine
portuali, ancora perfettamente
conservata con i suoi
gradini in pietra
e mattoni. Il passaggio,
che terminava sul
mare con una porta
con stipiti e architrave
di travertino e pavimento
in lastre di marmo,
fu interrato forse
verso la fine del
secolo XV per essere
riscoperto soltanto
oggi. Tra la terra
del riempimento monete,
ceramiche e metalli
raccontano la storia
del castello alle
soglie del Rinascimento
e nel XVI secolo.
E' forse in coincidenza
con i grandi lavori
voluti da Papa Leone
X nel primo decennio
del Cinquecento che
il lungo edificio
rettangolare viene
abbattuto e ricostruito
in dimensioni maggiori,
più ampio e
spazioso, provvisto
di grandi arcate di
sostegno ancora oggi
visibili. I resti
della vecchia fabbrica
risultano rasati a
livello di fondazione
e sepolti dai nuovi
pavimenti. Tale nuovo
edificio, documentato
in una pianta del
1640, continua la
sua vita, attraverso
varie ristrutturazioni,
fino ai gio¬ni
nostri usato come
magazzino e luogo
di lavorazione delle
derrate con aggiunta
di vasche circolari
e rettangolari. Su
una parete vicino
l'ingresso durante
l'ultima guerra mondiale
fu scritta a grandi
lettere la frase fascista
"Dio stramaledica
gli Inglesi",
riaffiorata in occasione
dei lavori sotto gli
intonaci degli ultimi
sessant'anni.
Le ricerche, condotte
sul piano scientifico
dal direttore del
Museo del Mare e della
Navigazione Antica
Dott. Flavio Enei
in collaborazione
con la Dott.ssa Rita
Cosentino della Soprintendenza
Archeologica, sono
rese possibili grazie
all’impegno
dei volontari del
Gruppo Archeologico
del Terri¬torio
Cerite Marco Fatucci,
Giuseppe Fort, Stefano
Giorgi, Fabio Papi,
Simona Vagelli, Massimo
Balsani,. Luciano
Gagliardi, Emanuela
Ricci, con i fotografi
e rilevatori Roberto
Maldera, Giampiero
Marcello, En¬rico
Cosimi, Silvio Fontana.
Grazie all'impegno
di tutti e alla disponibilità
della Provincia di
Roma, nonché
della ditta appaltatrice,
si stanno recuperando,
a costo zero per il
pubblico erario, molti
tasselli sconosciuti
della storia di Pyrgi
e del Castello di
Santa Severa da consegnare
agli studiosi ed alle
future generazioni.
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