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Nel
1503 si trasferisce
a Roma per studio,
pur continuando a
gravitare tra lì
e Siena. Nel 1504
è l'aiuto del
Pinturicchio durante
la realizzazione degli
affreschi nella Biblioteca
Piccolomini nel Duomo
di Siena.
A
Roma lavorò
per lungo tempo: tra
gli altri, progettò
la Villa Farnesina
(1509-11), ora sede
dell'Accademia dei
Lincei e lavorò
ai mosaici della cappella
di Sant'Elena nella
basilica di Santa
Croce in Gerusalemme.
Nel 1516-17 lavora
alle decorazioni di
Santa Maria della
Pace sotto la guida
di Raffaello.
Nel
1520 assunse la direzione
dei lavori di San
Pietro, essendo stato
riconosciuto come
il più autorevole
discepolo del Bramante
che ne aveva la guida
prima di lui.
Viene
chiamato a lavorare
in molti luoghi d'Italia:
a Carpi, alla cappella
Ghilisardi nella basilica
di San Domenico a
Bologna (1515), ma
ciononostante fu più
celebre dopo la sua
morte più che
da vivo. Con il suo
stile architettonico,
secondo alcuni critici,
preannunciò
il Manierismo.
Nel
1527, durante il Sacco
di Roma fu fatto prigioniero
dagli spagnoli e riuscì
a farsi liberare raggiungendo
rocambolescamente
Siena dopo uno sbarco
a Porto Ercole. Tornò
a Roma solo qualche
tempo dopo
grazie all'interessamento
di alcuni prelati
che apprezzavano le
sue doti artistiche.
Nel 1529-30 il Peruzzi
lavora per il castello
di Montepo, nel comune
di Scansano, nella
Maremma toscana.
Fu
molto amico del Beccafumi.
Una
delle più importanti
costruzioni realizzate
dal Peruzzi è
il "Palazzo Massimo
alle Colonne",
sempre a Roma, costruito
sulle rovine dell'Odeon
di epoca romana.
Il Vasari ricorda
questa opera nelle
sue Vite:
...fece
anco, stando in Roma,
il disegno della casa
de' Massimi girato
in forma ovale, con
bello e nuovo modo
difabbrica; e nella
facciata dinanzi fece
un vestibulo di colonne
doriche molto artifizioso
e proporzionato, et
un bello spartimento
nel cortile e nell'acconcio
delle scale, ma non
poté vedere
finita quest'opera,
sopragiunto dalla
morte.
L'artista, a causa
della conformità
del terreno innalzò
una facciata curva,
con al pian terreno,
tra una serie di paraste,
un colonnato aperto
si un vestibolo all'antica,
sopra una fascia convessa,
unico elemento orizzontale,
che sostiene le finestre
a edicola del piano
nobile, negli ultimi
due piani, mette finestre
a mezzanino, esemplificate
su quelle del palazzo
Branconio dell'Aquila
di Raffaello, l'effetto
dinamico della facciata
è accentuato
dal chiaroscuro dato
dalla griglia dei
giunti delle pietre.
È
sepolto nel Pantheon
non distante dal suo
maestro Raffaello
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