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-2.jpg)
Il
castello è documentato dalle fonti per la prima volta nel 1051, data
in cui un non meglio identificato monastero di S.Cecilia di sua pertinenza,
viene indicato come rifugio dell'abate Oddone, in fuga da Subiaco. Nel 1102
una tale Maria di Plumbinaria partecipa alla vendita di un orto; inoltre "nobili
matrona ex Plumbinaria", durante la guerra tra Tolomeo dei Conti di Tuscolo
ed i Normanni nel 1117, parteggia per questi ultimi.
Ancora nella metà del XII secolo, esattamente il 10 dicembre 1151,
nella chiesa di S.Maria "prope castrum Plombinaria" viene stipulato
un atto di permuta tra la chiesa e Oddone Colonna. Il castello figura poi
in una bolla di Lucio III del 1181 con l'elenco delle chiese di sua pertinenza:
S.Maria, S.Anstasio, S.Nicola, S.Barbara, S.Giorgio ed il monastero di S.Cecilia.
Dall'inizio del XIII secolo la documentazione scritta sul castello diviene
molto più abbondante probabilmente a causa dell'affermazione della
famiglia Conti sul territorio ed in concomitanza col pontificato di Innocenzo
III (Lotario dei Conti di Segni). Nel 1208 il castello compare in un atto
di vassallaggio effettuato da Riccardo dei Conti fratello del Pontefice. Al
1220 risale un atto relativo alla divisione delle terre di Piombinara in cui
vengono descritte anche numerose mole nel suo territorio. Alla data del 5
maggio 1226, il figlio di Riccardo, Paolo, divenne signore del feudo di Piombinara
a seguito della spartizione dei beni dopo la morte del padre. Seguono una
serie di documenti del XIII e XIV sec. che contribuiscono alla ricostruzione
del quadro storico generale:
1260. Trasmissione dei frutti di Piombinara tra i figli di Stefano il Demente
e
Giovanni Conti
1262. Descrizione del territorio e dei confini del castello, compreso tra
i Castelli di Sacco, Colleferro, Anagni e Paliano.
1264. Giovanni, figlio di Paolo Conti, e Adinolfo assegnano il territorio
del castello a Gregorio Frangipane, in garanzia per l'acquisto di Giulianello.
1265. Paolo Conti stipula un nuovo trattato in cui si concede al procuratore
di Oddone Frangipane, la torre e il castello ed il procuratore riceve un giuramento
dei mossai.
1266. Nuovo atto di assegnazione del castello da parte di Giovanni e Adinolfo
a Gregorio Frangipane.
1271. Promessa di Nicolò Conti di non edificare sopra alcuna tenuta
nel castello di Piombinara.
1305. Vendita di terreni posti nel territorio di Piombinara tra Pietro Bioncaro
e Giovanni e Ildebiondo Conti.
1309. Quietanza sui frutti di diversi castelli tra cui Fluminaria tra i figli
di Adenolfo e la figlia di Annibale di Ceccano.
1358. Ipoteca sulla metà della terra di Fluminaria per Giovanni dei
Conti per la dote della figlia Caterina, andata in sposa ad Agabito Colonna.
1379. Confisca da parte dell'Antipapa Clemente VII del castello e sua assegnazione
al duca di Brunswick, marito di Iacobella Caetani.
Nel 1389 si ha notizia di una distruzione dei beni appartenenti agli uomini
di Piombinara in seguito ad una rivolta della popolazione di Segni contro
i Conti. Forse questo episodio segna il declino del castello che viene posto
sotto la protezione papale da Martino V, nel 1428. Nel 1431 avviene la distruzione
di Piombinara congiunta con quella di Colleferro ed altre proprietà
dei Conti, dovuta all'azione delle truppe mercenarie ribelli guidate da Giacomo
Caldora, in origine inviate in aiuto al papa Eugenio IV da Giovanni II di
Napoli.
Nel 1441 il sito è definito "Castello diroccato" e, dal 1501,
il nome figura spesso accompagnato dal solo termine "tenuta".I dati
relativi al pagamento della tassa di pane e focatico confermano questo stato
di abbandono :
1416. Piombinara appare soggetta all'imposta ridotta di 5 libbre.
1443. A partire da tale data non figura più alcun pagamento.
Dopo il passaggio a Pompeo Colonna nel 1510, la tenuta torna a Giovambattista
Conti nel 1537. Nel 1539, approfittando della morte di Guido di Giordano,
torre e castello vengono occupati da Adinolfo Conti; tale azione conferma
indirettamente l'abitabilità delle strutture. Comunque nel corso del
XVI secolo Piombinara acquisisce sempre di più un carattere di tenuta
agricola. L'abbandono e la difficoltà a gestire e rendere produttiva
la proprietà terriera sono testimoniate da una serie di documenti del
XVI e XVII secolo.
Nel 1575, alla morte di Giovambattista, ultimo discendente in linea diretta
della Casa Conti, la tenuta passa a Francesco Sforza. Nel 1622 Scipione Borghese
la acquista da Alessandro Conti; Sforza Borghese completa l'acquisto nel 1628,
ma, già nel 1637, Marco Antonio Borghese avvia la vendita di Piombinara
ai Barberini. Il 29 aprile 1651 viene stipulato il primo contratto di acquisto
della famiglia Pamphili. L'interesse su Piombinara è oramai prevalentemente
di carattere economico. I Pamphili, proprietari di vasti possedimenti nella
zona tra Valmontone e Carpineto, provvedono ad attivare vere e proprie aziende
agricole che vengono date in affitto. Il territorio di Piombinara viene frazionato
in zone di pascolo, boschi e aree di coltivazione. Tale processo avviato nel
XVII secolo si consolida nel corso del settecento e ottocento. I resti dell'antico
palazzo non più rispondenti alle moderne esigenze, non sono più
ritenuti adatti a trasformazioni e modifiche e cadono nel più completo
abbandono.
IL
CASTELLO (da Donatella Fiorani, Il Castello di Piombinara, “Latium”
IX, 1993)
I resti attuali del Castello di Piombinara sono relativi soprattutto alla
cinta muraria esterna, in particolare al lato nord-est, dove si osserva una
cortina piuttosto bassa, scandita, a distanze diverse, da torri rettangolari
aperte verso l'interno e lievemente più alte ( al momento se ne contano
otto ).
Nell' estremità sud è conservata, invece , la parete terminale
della struttura del palazzo. Altri resti, molto più circoscritti, sono
presenti nel fianco nord-ovest, mentre solo alcuni ridotti tratti murari appaiono
tra la vegetazione nel lato sud-ovest . Quasi del tutto scomparsi sono i resti
pertinenti alle strutture interne del palazzo, alle due parti di accesso collocate
alla mezzeria dei due lati corti, alla chiesa e ad un caseggio a pianta rettangolare,
di cui non è possibile stabilire chiaramente natura e funzionalità,
posto a nord del palazzo.
Il palazzo doveva articolarsi intorno alla torre centrale. All'interno, la
tenace vegetazione che lo riveste, lascia intravedere le tracce di coperture
a tetto disposte in epoca successiva, mentre, all'esterno, si osservano nel
basamento le feritoie e, ai piani superiori, ampie finestre a mensole in aggetto.
Disegni della pianta del castello forniscono una descrizione di un muro posto
a separare, all'interno della cinta, la zona della rocca dal borgo. La posizione
di tale muro si individua dall'affioramento di alcune sue parti, ma anche
grazie alla presenza di quattro salienti che interrompono la cortina, aperti
nel lato verso la rocca.
Il recinto, che segue l'affioramento tufaceo sottostante, è rettangolare
( circa m. 90 x 280); lo spessore della muratura è piuttosto ridotto
( cm 40-50 ). I salienti sono di larghezza variabile da m. 5,5 a 7,5 (escluso
uno di m. 3,4 ) e di profondità più costante, pari a circa m.
1,5; l'elevato è scandito da buche pontaie. In alcune delle torri è
visibile all'interno una risega di 20 cm. di profondità: essa potrebbe
corrispondere all'impianto di un solaio ligneo.
Le caratteristiche del tracciato, la limitata altezza della cortina e la lieve
sporgenza dei salienti, la disposizione di feritoie, quali unici elementi
difensivi, cui si accompagna la presenza di dispositivi di difesa lignei (
ponti, ballatoi, bertesche, ecc. ) rimanda ad altri esempi a Roma e nel Lazio.
La datazione della costruzione della cinta muraria, del palazzo e della torre
può essere fatta risalire agli anni di insediamento di Riccardo Conti,
ossia tra il 1208 e 1219.
LE TORRI DI AVVISTAMENTO
In contatto visivo con il castello erano torri di avvistamento, di due ,Torre
della Mola e Torre Santi, si conservano ancora i resti
Si trovano rispettivamente nei territori di Segni e di Colleferro lungo il
corso del Fiume Sacco.
TORRE
DELLA MOLA
Sorge in corrispondenza del fiume Sacco, dove sono conservate anche una mola
ed un tratto di cinta fortificata. Essa ha base quadrata (m. 6,7 per 6,65)
e spessore murario di circa 60 cm. I fronti maggiormente conservati sono a
nord (dove una consistente lesione si allarga in corrispondenza di due probabili
finestre incolonnate, una di forma molto alterata) e ad est (crollato nella
parte superiore sinistra e con una finestra centrale rettangolare deformata).
Tutti e quattro i prospetti presentano filari regolari di buche pontaie; il
coronamento mantiene a nord-est ancora gli originali gattoni. All'interno
il piano terra è coperto da una volta a botte di calcare in parte crollata;
i piani intermedi erano in origine dotati di solai lignei, ed in sommità
si trovano tracce della volta a tufelli, risalenti a fasi costruttive diverse.
TORRE
SANTI
Ha pianta quadrata (m. 6,70 per 6.74) e spessore murario pari a circa 60 cm.
Il fianco est si conserva per intero, con dieci file di buche pontaie a distanze
regolari e, incolonnate al centro, e rispettivamente una feritoia a tre finestre
di spessore progressivamente maggiore. A terra si trovano tracce di un rivestimento
a scarpa. Gli altri fronti, privi di coronamento, presentano crolli negli
ultimi tre piani e sono scanditi dai filari regolari delle buche pontaie.
Nel prospetto sud vi sono, al secondo piano, due finestre simmetriche rispetto
all'asse. All'interno si trova una volta a botte parzialmente crollata, tra
il primo e il secondo piano e, ai piani superiori, riseghe murarie predisposte
a raccogliere le travi del solaio. In sommità si osservano le imposte
di una volta a crociera. L'attuale accesso all'interno avviene attraverso
un varco aperto nel muro sud, alla quota del terreno, quello originale doveva
trovarsi al primo piano ed è probabilmente scomparso nei crolli.
LA
CHIESA DI S. MARIA
La prima notizia della chiesa risale al XII secolo. In essa venne firmato
un atto di permuta di beni tra il papa Eugenio III, esiliato a Segni dopo
la rivoluzione repubblicana di Arnaldo da Brescia, ed Oddone Colonna il giorno
17 dicembre del 1151. Nel documento è nominata come ecclesia S. Mariae
prope Castrum Fluminaria.
Nella bolla del papa Lucio III del 1182 appare insieme alle chiese di S. Anastasio,
S.Nicola, S. Barbara, S. Giorgio, S. Salvatore de Viculo e al monastero di
S. Cecilia come appartenente ai beni del Castello di Piombinara.
In una bolla del papa Urbano VIII del 1638 viene data notizia di un beneficio
sotto l'invocazione dei Santi Maria Antonino e Nicola nella tenuta di Piombinara
di proprietà di Taddeo Barberini, autorizzato a nominare un canonico
per la chiesa con l'obbligo allo stesso di celebrare la messa tutte le domeniche,
per comodità del popolo.
Nell'anno 1652, un chirografo di Innocenzo X ribadisce quanto espresso nella
bolla di Urbano VIII a favore dei nuovi proprietari: la famiglia Doria Pamphili.
I beni a dote di questo beneficio risultano, in quel periodo, essere pari
a nove appezzamenti di terreno seminativo ed al suo usufrutto, calcolato in
circa 80 scudi.
La chiesa di S.Maria è ancora i uso nel XVIII secolo, ne sono testimonianza
le quattro visite pastorali compiute del vescovo di Segni Mons. Filippo Michele
Ellis il 23 maggio 1710, il 29 maggio 1714, il 25 maggio 1718 e il 27 maggio
1724.
IL
CASALE
Realizzato dall'architetto Giovanni Antinori, tra il 1778 ed il 1783, se ne
conservano i disegni del progetto, il capitolato dei lavori ed i numerosi
conti delle spese effettuate per il cantiere (scalpellino, falegname, fornitura
di materiale lapideo proveniente da Roma, della calce da Montefortino, del
legname da Valmontone). Manca qualsiasi riferimento al recupero ed alla messa
in opera del materiale derivato dai crolli del vicino castello.
La figura di Giovanni Antinori ( 1734-1792 ) è prevalentemente legata
alla erezione degli obelischi di Trinità dei Monti e del Quirinale
a Roma nonché alla trasformazione della chiesa di Monte Oliveto Maggiore.
Come architetto di Casa Doria Pamphili curò la progettazione e la ristrutturazione
di molte proprietà della famiglia.
Il Casale di Piombinara ha una struttura piuttosto semplice e funzionale,
articolato su una pianta rettangolare con due piani più un sottotetto.
Il piano terreno è ripartito in diversi ambienti, tra cui il granaio
le stalle ed alcune stanze. Il piano superiore presenta ancora un granaio
e sei stanze che si sviluppano parallelamente alla scala centrale. Vi sono
inoltre due annessi esterni, destinati a stalle e fienili, che non figurano
nei disegni di progetto, ma sono evidenti nel rilievo effettuato nel 1834
dall'architetto Secondo Canciali.
| info utili | ||
| < distanza da Roma: Km | 40 | Autostrada A1, uscita Colleferro |
| < condizioni: | rovine | |
| < visite guidate: | SI | organizzabili su richiesta per gruppi |
| < possibilità di mangiare: | NO | |
| < possibilità di dormire: | NO | |
| < possibilità di organizzare meeting: | NO | |
| < possibilità di organizzare cerimonie: | NO | |
| < possibilità di organizzare mostre: | NO | |
| < servizi igienici | NO | |
| < bookshop | NO | |
| < altri castelli entro 20 km | SI | |
| N.B. Le informazioni qui riportate devono essere considerate a puro titolo indicativo e devono essere verificate. La redazione non si assume alcuna responsabilità per le informazioni qui riportate | ||
| visite guidate | |
Per
organizzare una visita guidata al castello di Piombinara di Colleferro
contattare la Segreteria Organizzativa di Castelli del Lazio |
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| < percorso di visita: | esterno, cortile, sale del piano nobile, cappella, giardino pensile e parco |
| < durata della visita: | 90 minuti circa |
| < numero max partecipanti | 35 |
| < accessibilitàper portatori di handicap: | NO |
| contatti | |
| info@castellidelazio.com | |
| telefono | +39. 06. 4542. 1126 |
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fax |
+39
.06 .6813. 2259 |
| castellidelazio.com © - 2005 | |
Si ringrazia vivamente il dott.r Angelo Luttazzi, direttore dell'antiquarium di Colleferro per il materiale consegnato.
Testo di Angelo Luttazzi